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Gaza, un Ramadan senza luce

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Reportage dall'assedio: Ramadan senza elettricità e senza soldi

Gaza. Nei mercati e negli spazi pubblici della Striscia di Gaza è difficile incontrare la gioia che il mese di Ramadan porta con sé: le ferite dell’ultima guerra israeliana (2008-2009) sono ancora aperte e l’assedio non concede tregua a nessuno.

La merce scarseggia e gli acquisti crollano.  I commercianti di Gaza lamentano il calo delle vendite e ciò, nonostante l’approvvigionamento in previsione degli acquisiti preparativi al mese di Ramadan.

Hussam al-‘Assar è il maggior commerciante di lanterne di Gaza e, se prima vendeva fino a 5.000 pezzi nei giorni precedenti l’inizio del Ramadan, quest’anno afferma di averne vendute soltanto 700, tra quelle che è riuscito ad acquistare attraverso lo smercio via tunnel al confine con l’Egitto.

Il caso delle lampade, tipiche delle festività del mese di Ramadan, è comune a molti altri beni: dolciumi e vestiti. Una volta si assisteva a folle di gente nei mercati, ma oggi i più restano a guardare senza comprare.

Le lanterne vendute da al-‘Assar sono di manifattura egiziana, quelle cinesi – di qualità superiore - che commerciava in passato, non vengono più importate a causa dell’embargo.

Il tasso di povertà resta alto. La povertà a Gaza colpisce oltre l’80% della popolazione, costretta a fare affidamento sull’assistenza dell’Unrwa (Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi in Palestina e nei Paesi mediorientali), e sulla merce introdotta a Gaza dai vari convogli che riescono a raggiungere il territorio palestinese assediato. Assistenza e aiuti umanitari però non sono sufficienti.

Durante i primi giorni di guerra (inverno 2008-2009), Mohammed Abu Bethan, 40 anni, ha dovuto abbandonare la propria abitazione. La sua casa era stata devastata dai bombardamenti israeliani e Mohammed si era rifugiato con la famiglia in un’area aperta, allestendo una stanza con delle lamiere. Allora Mohammed sperava di poter ritornare a casa ma, dalla distruzione della costruzione, non riesce ancora a rientrarvi. 

I materiali da costruzione e i fondi stanziati dall’estero per la ricostruzione di Gaza restano vietati dall’assedio imposto da Israele.

Come molti altri palestinesi della Striscia di Gaza, Mohammed trascorrerà questo Ramadan unicamente con gli aiuti dell’Unrwa. I bambini soffrono molto di tutte queste mancanze: caramelle, giochi e doni tipici.

Se questa è vita! Mohammed ci conduce all’interno della stanza allestita durante la guerra: non c’è un frigorifero, né un armadio, materassi o gas da cucina. 

Nel corso della nostra visita, dice Sana’, la giovane figlia di Mohammed: “Quest’anno papà non potrà portare a casa carne, pesce né frutta ma, solo ceci. Il verbo ‘acquistare’ non rientra nel nostro dizionario e non ci sarà nessuna notte di Ramadan per noi”.

Senza elettricità. Il Ramadan nella Striscia di Gaza sarà quindi all’insegna delle privazioni e della povertà, le notti invece saranno segnate dal buio. Le sere saranno un misero spettacolo a luce di candela.
Tra le cose che ha potuto comprare, Abu Hajar ha pensato infatti proprio alle candele. 
L’uomo ricorda bene che negli scorsi Ramadan, l’elettricità era stata tagliata per lungo tempo e le candele erano andate a ruba in tutta la Striscia di Gaza.

Afferma Abu Hajar: “In passato è capitato di dover rompere il digiuno con l’Iftar al buio. Quest’anno non voglio correre lo stesso rischio. Le continue interruzioni dell’elettricità pesano molto tra tutte le privazioni a cui siamo stati condannati da questo assedio”.

In settimana, i responsabili della centrale elettrica di Gaza infatti, avevano lanciato il monito alla popolazione, avvertendo sul reale rischio di restare al buio nel corso del Ramadan.

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Agosto 2010 11:45
 

Contro la legge bavaglio..

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Approvata la fiducia posta dal governo sul ddl intercettazioni, ora il provvedimento passa alla Camera. Cosa cambia, secondo l'articolato licenziato ieri dal Senato. (fonte: Ansa) 
 
 - LIMITI: Intercettazioni possibili solo per i reati puniti con più di cinque anni. Ci sono i reati contro la Pubblica amministrazione e c'é anche lo stalking. I telefoni possono essere messi sotto controllo per 75 giorni al massimo. Se c'é necessità, vengono concessi altri tre giorni prorogabili di volta in volta con provvedimento del gip. Per i reati più gravi (mafia, terrorismo, omicidio ecc.) le intercettazioni sono possibili per 40 giorni, più altri venti prorogabili.

 

- DIVIETI E SANZIONI: Gli atti delle indagini in corso possono essere pubblicati non tra virgolette ma con un riassunto. Gli editori che li pubblicano in modo testuale rischiano fino a 300mila euro di multa. Le intercettazioni sono off limits per la stampa fino a conclusione delle indagini: per gli editori che sgarrano ci sono 300 mila euro di multa, che salgono a 450mila euro se si tratta di intercettazioni di persone estranee ai fatti. Colpiti anche i giornalisti: fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10.000 euro se pubblicano intercettazioni durante le indagini o atti coperti da segreto.
- CIMICI: niente più microfoni piazzati in casa o in auto per registrare le conversazioni degli indagati. Le intercettazioni saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili di altri tre.
- PM CIARLIERI: Se il responsabile dell'inchiesta passa alla stampa atti coperti dal segreto d'ufficio e semplicemente va in tv a parlare dell'inchiesta può essere sostituito dal capo del suo ufficio.
- TALPE: Chi passa alla stampa intercettazioni o atti coperti dal segreto istruttorio rischia da uno a sei anni di carcere.
- NOMA TRANSITORIA: Le nuove regole si applicano ai processi in corso. Quindi, anche se erano già state autorizzate intercettazioni con le vecchie regole, dovrà essere applicato il tetto dei 75 giorni.
- RIPRESE: Sulle riprese tv per i processi decide il presidente della corte d'appello, che può autorizzarle anche se non c'é il consenso delle parti.
- IENE, STRISCIA, REPORT: le registrazione carpite di nascosto sono permesse ai giornalisti professionisti e pubblicisti. Possono essere realizzate anche se c'é in ballo l'interesse dello Stato oppure per dirimere controversie giudiziarie. Negli altri casi, carcere da uno a quattro anni (norma in virtù della quale sarebbe stata condannata la escort Patrizia D'Addario per le sue registrazioni di Berlusconi a Palazzo Grazioli).
- CLERO: Se nelle intercettazioni finisce un sacerdote bisogna avvertire la diocesi; se l'intercettato è un vescovo il pm deve avvertire la segreteria di Stato vaticana.

 

Il sindacato dei giornalisti, Fnsi, ha proclamato una giornata di sciopero per il 9 luglio,invitando i quotidiani a vestire a lutto le prime pagine di domani.

Armando Spataro, magistrato antiterrorismo di Milano, una carriera spesa a combattere contro l'eversione, la criminalità organizzata ha dichiarato in una intervista sul provvedimento: "Se promulgato, i cittadini devono sapere che sarà a rischio la loro sicurezza, e mi sembra una bella contraddizione tra ciò che questa maggioranza ha sempre sostenuto, e cioè di voler mettere al centro dei propri programmi la sicurezza, e quanto di concreto sta facendo, rendendo inutili le intercettazioni, che sono uno strumento indispensabile per la lotta alla criminalità". "Tutti i criminali trarranno vantaggio da questa legge".

 

Siamo tornati..

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Scusate l'assenza, è stato un periodo ricco di impegni, ma adesso siamo tornati più carichi di prima! Tra non molto verranno inseriti nuovi articoli;)
 

Turchia, vice premier annuncia riduzione nei rapporti con Israele

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Saranno ridimensionate le relazioni economiche e militari e verranno rivalutati tutti gli accordi definiti con lo Stato ebraico

 

Il vice premier turco, Bulent Arinc, ha preannunciato la "riduzione" del livello di relazioni con Israele, dopo la morte di otto cittadini turchi (e di uno con doppio passaporto statunitense) uccisi dall'esercito dello Stato ebraico su una delle navi dellaFreedom Flotilla

"Su questo argomento, siamo seri - ha affermato il vice premier - Non verranno lanciate nuove forme di cooperazione e le relazioni con Israele saranno ridotte". Parlando davanti al parlamento, Arinc ha dichiarato che saranno ridimensionate le relazioni economiche e militari e saranno inoltre rivalutati tutti gli accordi definiti con Israele.
 

Israele decide si espellere i pacifisti L'Onu condanna il blitz a Gaza

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La posizione delle Nazioni Unite e la richiesta di un'indagine sulla strage della Freedom Flotilla irritano Tel Aviv ma scontentano anche Hamas. Turchia delusa dall'atteggiamento Usa. Frattini: "Italiani non detenuti, stanno bene". In serata la decisione del governo israeliano

La decisione arriva in serata, dopo una giornata frenetica. Il governo israeliano espellerà tutti gli attivisti arrestati dopo il blitz di ieri contro la flottiglia filo-palestinese che stava tentando di forzare il blocco contro Gaza per portare aiuti umanitari nella Striscia. Lo hanno reso noto stasera fonti politiche. La decisione, secondo quanto detto stasera da un portavoce del premier israeliano Benyamin Netanyah, sarà a partire da questa sera. "E' stato concordato di espellere i detenuti immediatamente", ha affermato il portavoce del premier Nir Hefez in una dichiarazione scritta distribuita alla stampa. Il provvedimento interessa anche gli attivisti che rischiavano di essere processati per gli atti di violenza che, secondo la versione israeliana, avrebbero commesso ai danni dei militari che hanno abbordato il convoglio navale. La decisione fa seguito all'ondata di proteste internazionali seguite al blitz attuato all'alba di ieri da una unità speciale della marina militare dello stato ebraico. Nell'attacco contro la flottiglia sono morte almeno nove persone. Gli arrestati sono circa 650, in massima parte di nazionalità turca. Tra loro vi sono anche sei italiani.


Al Palazzo di Vetro. La condanna del Consiglio di sicurezza dell'Onu irrita Israele ma delude anche Hamas, mentre cresce il desiderio di giustizia della Turchia. Su queste coordinate muove la diplomazia il giorno dopo l'azione militare dei commando israeliani, costata la vita ad almeno nove pacifisti e l'arresto di altri 610, attaccati nella notte mentre navigavano verso Gaza con una flottiglia carica di aiuti umanitari. Dopo l'Onu anche la Nato ribadisce la richiesta di un'inchiesta sull'accaduto "rapida, imparziale, trasparente e credibile" e dell'immediato rilascio delle navi e dei civili trattenuti in Israele. Accolte dunque le istanze della Turchia, stato membro dell'Alleanza Atlantica che considera "aggressione" l'attacco portato dagli israeliani in acque internazionali alla nave turca "Mavi Marmara", a bordo della quale è avvenuto il massacro e su cui hanno perso la vita cittadini turchi. Il ministro Frattini rassicura sullo stato di salute dei sei  italiani bloccati dalle autorità israeliane e precisa che "non sono detenuti". 

Israele: "Onu ipocrita". Il pronunciamento delle massime istanze internazionali non acquieta la febbrile attività diplomatica che cerca di scongiurare un peggioramento della situazione. Il ministero degli Esteri israeliano definisce "ipocrita e precipitosa" la condanna del Consiglio di sicurezza. le autorità dello Stato ebraico sono unite nel difendere la decisione di abbordare la "Mavi Marmara" e nel manifestare il proprio sostegno all'azione dei militari. Il premier Benjamin Netanyahu, di ritorno dal Nord America, va subito a visitare i soldati feriti nell'assalto e si produce in elogi alle unità impegnate nell'azione. Quindi un alto comandante della marina, sul quotidiano di destra Jerusalem Post, ribadisce che "Israele è pronto ad azioni ancora più aggressive per evitare che venga violato il blocco navale nella striscia di Gaza". Parole confermate dallo stesso Netanyahu: "La condanna non fermerà il blocco navale intorno a Gaza".

Un'altra nave all'orizzonte. La fermezza del governo israeliano potrebbe essere presto sfidata da una nuova nave di aiuti umanitari in avvicinamento alle acque territoriali di Gaza. Si tratta della "Rachel Corrie", dell'organizzazione Free Gaza, proveniente dall'Irlanda. Doveva far parte della Freedom Flotilla, ma per problemi tecnici è stata costretta ad attardarsi. Adesso l'equipaggio è determinato a spezzare il blocco israeliano. "Non passerà", garantisce perentorio il viceministro della Difesa Matan Vilnay. 

Turchia delusa dall'America. Irritato e restio a qualsiasi mea culpa, l'establishment israeliano non accetta la condanna della comunità internazionale. Atteggiamento che aumenta la rabbia e il gran desiderio di giustizia di Ankara. "Israele deve essere punito. Non metta alla prova la pazienza della Turchia" tuona il premier Tayyip Erdogan, anch'egli di ritorno in patria dal viaggio interrotto in America Latina. Stasera Erdogan avrà un colloquio telefonico col presidente Usa Barack Obama, durante il quale si parlerà certamente della "delusione turca" per la reazione americana, giudicata troppo morbida, e della richiesta a Washington di una chiara condanna di Israele e "piena solidarietà" con Ankara. Il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu chiarisce, prima di incontrare Hillary Clinton, che quanto accaduto "psicologicamente per noi è come l'11 settembre". Ancora Davutoglu annuncia il congelamento dello sforzo turco per un rilancio dei colloqui tra Siria e Israele, con un impatto negativo a lungo termine sul processo di pace. E il ministro per il Commercio estero di Ankara, Zafer Caglayan, ipotizza la rinuncia da parte della Turchia a profitti economici derivanti dagli scambi commerciali con Israele, che l'anno scorso ammontavano a circa 2,5 miliardi di dollari.
 

Turchia: ''Azione Israele rischia di provocare guerra regionale su vasta scala''

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Si fa più acuta la crisi diplomatica tra Israele e la Turchia, che per bocca del suo ministro degli Affari Europei paventa un rischio di guerra regionale.

 

"Israele deve rispettare il diritto internazionale e sapere che la sua azione avrà delle conseguenze, tra le quali potrebbe esserci una guerra regionale su vasta scala". Così si è espresso il ministro turco per gli Affari europei, Egemen Bagis, in un'intervista concessa ad AdnKronos International
Si fa più acuta la crisi tra Israele e la Turchia, suo partner storico. Il ministro, che ha citato le parole del premier Tayyip Erdogan ("un attacco inacettabile, intollerabile, crudele e terroristico"), ha ricordato a mo' di avvertimento che la Turchia è un attore fondamentale per la stabilità regionale, attivamente impegnato per la pace ma che non accetterà che suoi cittadini restino ostaggi di un altro Paese. Il riferimento è ai passeggeri turchi rimasti feriti nel blitz di ieri, sferrato dalle forze speciali israeliane sulla Mavi Marmara, che non hanno ancora fatto rientro in patria. Già ieri Ankara aveva chiesto l'immediato rilascio dei suoi cittadini; oggi è tornata a chiedere il rimpatrio delle persone fermate da Gerusalemme e la restituzione delle salme. Le relazioni tra i due Paesi sono compresse in modo definitivo? Su questo punto, Bagis non è stato altrettanto categorico: uno spiraglio c'è nella misura in cui Israele si conformerà alle "aspettative che la Turchia ha già presentato alle Nazioni Unite".

 

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Giugno 2010 22:36
 

Israele bombarda la Striscia di Gaza: uccisi 4 miliziani palestinesi

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L'esercito israeliano risponde a lanci di missili palestinesi verso la città di Ashkelon

Tre colpi di artiglieria lanciati da Israele hanno colpito Beit Lahya, nel nord della Striscia di Gaza. Quattro palestinesi sono rimasti uccisi e, secondo quanto riferisce la tv Al-Arabiya, erano miliziani della falange Naser Salahuddin, fazione dei Comitati di resistenza popolare attivi nel territorio palestinese. Tra le vittime dell'esplosione ci sarebbe anche Hayn al-Qadi, capo del gruppo armato nella zona. La radio militare israeliana ha detto che la prima esplosione sarebbe stata provocata da un missile lanciato da un velivolo dell'aeronautica militare di Israele. In precedenza, da quella stessa zona, erano stati sparati due razzi verso la città israeliana di Ashkelon: sempre Al-Arabiya parla di alcuni feriti del Kibbutz Miram.
Dallo stesso gruppo di miliziani provenivano anche i due palestinesi che questa mattina, partendo da Beit Lahya, si sono infiltrati nel territorio dello Stato ebraico, dando vita ad uno scontro a fuoco con i militari israeliani. In un primo momento, si era invece pensato che appartenessero alla Jihad islamica.

 

 

Assalto alla nave Ong, Netanyahu non va da Obama. Condanna Onu, manifestazioni contro Israele in mezza Europa

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 Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha annullato il suo incontro di domani a Washington con il presidente americano Barack Obama, dopo l'alto numero di vittime nell'arrembaggio ad una flottiglia di attivisti filopalestinesi ca parte della marina militare al largo di Gaza. Assalto che rischia di trasformarsi in un gigantesco boomerang per Israele sullo scenario interazionale.

 

 

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha annullato il suo incontro di domani a Washington con il presidente americano Barack Obama, dopo l'alto numero di vittime durante l'arrembaggio di una flottiglia di attivisti filopalestinesi da parte della marina militare al largo di Gaza. Che rischia di trasformarsi in un gigantesco boomerang per Israele sullo scenario interazionale.

La posizione della Casa Bianca
E' importante - hanno fatto sapere dalla Casa Bianca - che ora Netanyahu scopra "tutti i fatti" di quello che è successo alla flotta a Gaza "il prima possibile". I due leader hanno avuto una conversazione telefonica - si legge in un comunicato - in cui il premier israeliano ha spiegato i motivi della cancellazione della sua visita a Washington. Obama, hanno riferito "ha compreso la decisione di Netanyahu ed è  rimasto d'accordo di riprogrammare l'incontro alla prima opportunita'". Il presidente Usa ha anche espresso "profondo rammarico per la perdita di vite umane
nell'incidente di oggi e preoccupazione per i feriti molti di loro sono stati ricoverati negli ospedali israeliani". 

Tel Aviv sotto pressione
Non c'è nessuna crisi umanitaria, nessuno muore di fame: nella striscia di Gaza, il problema è controllo del territorio, nelle mani di un'organizzazione terroristica. Il
ministro della Difesa israeliano Ehud Barak è costretto a convocare una conferenza stampa in fretta e furia, dopo l'alto numero di vittime durante l'arrembaggio di una flottiglia di attivisti filopalestinesi da parte della marina militare al largo di Gaza.
La posizione del governo israeliano è quella di sempre: l'isolamento di Gaza ha il solo fine di impedire l'afflusso di armi e di terroristi. E Israele, ha aggiunto Barak, è decisa a difendere con determinazione la sua sovranità.

In precedenza il vice ministro degli Esteri, Danny Ayalon, aveva affermato in mattinata che gli organizzatori della flottiglia hanno connessioni con organizzazioni terroristiche internazionali come Hamas e al Qaeda, aggiungendo che il convoglio ha fatto un tentativo violento e provocatorio di rompere il blocco navale. A
sostegno della sua tesi, Ayalon ha sottolineato che la marina israeliana ha trovato armi a bordo delle sei navi delle Ong e che nessun paese avrebbe permesso che
una provocazione del genere andasse avanti.

Difesa su YouTube
Con la pressione internazionale su Israele in continuo aumento, l'esercito israeliano affida ad un filmato su YouTube la prova visiva della propria versione dei fatti.

Guarda il filmato

 

Il Mondo censura l'assalto israeliano alle navi Ong: «È stato un massacro»

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Il presidente dell'autorità palestinese ha proclamato 3 giorni di lutto nei Territori. Ue: inchiesta immediata

 

L'assalto israeliano alle navi degli attivisti dirette a Gaza - il bilancio provvisorio è di almeno 19 morti e 30 feriti - ha provocato immediate tensioni nella politica internazionale. Numerosi Paesi hanno già condannato il blitz: il ministro degli esteri, Franco Frattini, ha «deplorato» «in modo assoluto l'uccisione di civili». «È un fatto assolutamente grave», ha detto ai giornalisti alla Farnesina. 

TURCHIA
 - Molte vittime sono turche: a Istanbul e Ankara si sono formati numerosi cortei, con la partecipazione di migliaia di persone, mentre il governo ha definito «inaccettabile» l'azione israeliana. Nella capitale turca decine di persone si sono riunite davanti alla sede dell'ambasciata israeliana e alla residenza privata dell'ambasciatore Gabby Levy. Ancora più pesante la situazione a Istanbul, dove fin dall'alba centinaia di manifestanti hanno cercato di scavalcare i cancelli del consolato israeliano a Levent, causando anche momenti di scontro con la polizia che cercava di contenere la folla. Una riunione d'urgenza di ministri e alti ufficiali delle forze armate turche si è svolta nell'edificio del primo ministro ad Ankara. Il governo turco ha chiesto a Israele di liberare immediatamente gli attivisti feriti nell'assalto alla Flotta della Libertà diretta a Gaza e ha chiesto un rapporto esaustivo sull'accaduto. La Turchia ha anche chiesto la convocazione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Turchia ha poi richiamato il proprio ambasciatore in Israele.

 

ABU MAZEN - Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese ha condannato il raid israeliano, definendolo un «massacro». Abu Mazen ha decretato tre giorni di lutto nei Territori palestinesi. L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha poi ufficialmente richiesto l'urgente riunione del Consiglio di Sicurezza dell' Onu. Lo ha detto il negoziatore capo palestinese Saeb Erekat.

HAMAS - Un intervento della Lega araba è stato invece invocato in un discorso pubblico pronunciato dal capo dell'esecutivo di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh. Haniyeh ha anche fatto appello alla intera popolazione palestinese affinché si riversi nelle strade per protestare contro la operazione israeliana e ha fatto appello all'Anp affinché abbandoni i negoziati indiretti con Israele. Haniyeh si è infine rivolto anche all'opinione pubblica internazionale affinchè trascini i dirigenti israeliani di fronte a un Tribunale e li processi per crimini di guerra.

 

IL video del mero attacco israeliano a flottilla

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